Terzo settore e centri antiviolenza: leggi approvate e sedi violate

Il 25 maggio scorso, la Camera ha approvato, in via definitiva e dopo 10 anni di inerzia legislativa, la legge delega per la riforma del Terzo Settore. Si tratta di un provvedimento legislativo importante, atteso da tempo, al quale il Governo, con i successivi decreti delegati, dovrà uniformarsi nella riorganizzazione della disciplina del Terzo settore. Tra i vari aspetti oggetto di riforma, meritano  menzione le disposizioni finanziarie della legge delega. In particolare, l’articolo 9 reca i principi e i criteri direttivi cui si deve uniformare il legislatore delegato al fine di introdurre misure agevolative e di sostegno economico in favore degli Enti del Terzo settore, come l’assegnazione di immobili pubblici, a titolo gratuito o mediante concessioni a condizioni agevolate. Nella direzione di voler riconoscere soggettività economica a questi Enti si pone anche l’articolo 11 della legge delega, il quale prevede l’istituzione, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di un Fondo destinato a sostenere lo svolgimento delle attività di interesse generale proprie degli Enti del Terzo settore, attraverso il finanziamento di iniziative e progetti promossi da organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e fondazioni. Si tratta di disposizioni importanti e necessarie non solo perché le organizzazioni del Terzo settore non hanno, allo stato attuale, una disciplina normativa organica nazionale, ma anche e soprattutto perché, se attuate, le disposizioni finanziarie consentirebbero l’esistenza di realtà importanti per i servizi e le attività no-profit svolte a favore della collettività – e che con difficoltà riescono a portare avanti – grazie alle risorse messe a disposizione dalle persone di cui si compongono volontariamente. Di fronte a questo contesto normativo ed alla volontà del Governo nazionale di razionalizzare un settore –  riduttivamente definito come Terzo e di cui la PA è il principale fruitore dei servizi erogati -, per contro il  Comune di Roma decide di privare delle proprie sedi (di proprietà dello stesso Comune, assegnate a condizioni agevolate e non a titolo gratuito!) molte delle Associazioni che nel corso degli anni hanno contribuito, se non sostituito le istituzioni pubbliche, alla realizzazione del cosiddetto “Welfare sociale”.

AssoLei è una di queste. AssoLei è una Onlus impegnata, da oltre 20 anni, nella tutela dei diritti delle donne e della parità di genere. Dal 1995 è componente dell’Associazione Federativa Femminista Internazionale, che opera presso la Casa Internazionale delle Donne, è accreditata presso il numero nazionale 1522 del Dipartimento Pari Opportunità per il sostegno alle donne vittime di stalking, maltrattamenti e violenze, fa parte della Consulta regionale femminile della Regione Lazio, e collabora, dal 2010, con l’Osservatorio Interuniversitario sugli Studi di Genere, Parità e Pari Opportunità (GIO). In origine impegnata nell’attività di ricerca e formazione sulle tematiche legate al genere e alla prevenzione di ogni forma di discriminazione, ha cominciato a svolgere attività di sportello di ascolto presso i locali della Casa Internazionale delle Donne, in Via della Lungara 19. Come Centro Antiviolenza ha garantito negli ultimi anni servizi di accoglienza, consulenza e assistenza legale e psicologica a donne, italiane e straniere, vittime di maltrattamenti, stalking, violenze, soprusi e discriminazioni. Proprio grazie alla sede di Via Benedetta 28, ricevuta in concessione alla fine degli anni novanta, è riuscita nel corso del tempo a dare continuità e ad incentivare il servizio quotidiano, divenendo punto di riferimento per la rete di servizi operanti nel I° Municipio e non solo, con una media di 250/300 donne ascoltate e supportate ogni anno.

La comunicazione pervenuta dall’Ufficio Concessioni del Dipartimento Patrimonio Sviluppo e Valorizzazione, contiene la richiesta di liberare i locali di Via Benedetta entro 30 giorni dal ricevimento della stessa, asserendo venuto meno il titolo che ne legittima la permanenza alla data del 18.10.2012. Tuttavia, Assolei ritiene che tale motivazione sia sbagliata nei presupposti giuridici e amministrativi avendo AssoLei ricevuto in locazione dal Comune di Roma la sede di Via Benedetta mediante un atto formale che prevede da contratto regolarmente registrato e  sottoscritto, la concessione dei locali per la durata di 6 anni, prorogabile di ulteriori 6 anni su richiesta del concessionario e salvo morosità, da inoltrare entro 6 mesi dalla scadenza della concessione.

La concessione dei locali dopo una prima assegnazione è stata formalizzata con regolare contratto nel 2006, e con richiesta di rinnovo nei termini previsti nel 2012, richiesta  cui gli uffici comunali non hanno opposto eccezioni, lasciando intendere un tacito consenso avvalorato dall’emissione dei bollettini di  richiesta del canone, regolarmente pagati dall’Associazione scrivente. Inoltre la motivazione dell’Ufficio con la quale si richiede la restituzione dei locali  risulta quanto mai fumosa richiamandosi a “Linee guida per il riordino del patrimonio in concessione” e ad un mancato perfezionamento del titolo concessorio che per giurisprudenza consolidata senza esplicito dissenso si intende prorogato.

Avverso la comunicazione dell’Ufficio Concessioni del Dipartimento, l’organismo dirigente di AssoLei ha provveduto ad inoltrare formale memoria che ribadisce la fondatezza dell’assegnazione dei locali per gli scopi perseguiti e richiedendo l’ accesso agli atti del procedimento amministrativo. Con tale formale istanza si chiede la sospensione dello stesso procedimento di acquisizione dei locali da parte del Comune di Roma, in quanto ciò comporterebbe l’interruzione di un servizio importante per la collettività offerto a titolo gratuito, nonché l’impossibilità per AssoLei di continuare ad assolvere le funzioni proprie di Centro Antiviolenza secondo quanto stabilito dalle Linee guida della Regione Lazio.

Un provvedimento del genere da parte dell’Amministrazione capitolina appare non soltanto privo di fondamento giuridico, ma priva di fatto donne in grande difficoltà e spesso in pericolo di vita di una concreta possibilità di salvezza. E tutto questo, che possiamo definire una forma di accanimento nei confronti di Associazioni di volontariato, di Centri Antiviolenza e di Case che offrono protezione e rifugio per donne in difficoltà e per i propri figli, appare persino grottesco quando la retorica politica si vanta di voler intervenire nel contrasto del tragico fenomeno in crescente aumento del femminicidio. La violenza sulle donne si contrasta con interventi concreti, nelle scuole, dove è importante la formazione degli insegnanti, nelle azioni di formazione degli operatori pubblici, delle forze dell’ordine, delle operatrici e degli operatori sociali. In ogni Municipio servirebbe un forte implemento e sostegno delle realtà come AssoLei, da parte della Pubblica amministrazione e degli Enti pubblici, non certo una ingiusta penalizzazione! C’è bisogno di rivedere al più presto questi provvedimenti amministrativi che tradiscono lo spirito e la sostanza della riforma del Terzo Settore che è stata recentemente approvata.

E’ necessario dunque che la riforma entri in vigore non soltanto come fiore all’occhiello di chi l’ha varata in parlamento, ma soprattutto attraverso i decreti attuativi che ne costituiscano il nerbo ed esprimano la reale volontà di contrastare la violenza sulle donne e di restituire loro serenità e futuro.

A cura dell’Esecutivo di Assolei Onlus – 15 giugno 2016