A Sara…nostra sorella.

E’ successo ancora, e ancora, e ancora… Per quante volte, e dove,  e quando e quale sorriso ci verrà di nuovo privato dopo il tuo? Quale intelligenza sarà spazzata via dalla mano di un normale affettuoso fidanzato, amante, marito, compagno, padre?

Cosa muove la mostruosità di questi atti di normale quotidianità?

Noi, che siamo volontarie di Assolei, un’Associazione che ha 23 anni di vita e si occupa di dare voce alle donne, di aiutarle a venire fuori dai soprusi di tutti i tipi, ce lo chiediamo praticamente ogni giorno. E ogni giorno cerchiamo un varco nel buio di tante storie.

Spesso riusciamo. Molte, troppe volte no.

Le ragioni?

Alcune sono note, altre appartengono a tutti e tutte noi, o sono fuori della nostra umile portata.

Quelle note, e in questi giorni giustamente ripetute, albergano nella cultura delle relazioni “sentimentali”. Concepite come possesso Relazioni intese come concezione proprietaria di un essere umano sull’altro. Modalità che esercitiamo a volte  perfino sui figli.  E’ giusto ricordarlo.

Si alimenta delle paure di perdere un altro, un’altra, da sè. Una cultura che nelle donne spesso si traduce in eccesso di cura. Negli uomini (non in tutti ovviamente e fortunatamente) in annientamento, morte, tortura, sofferenza, perché l’io narcisista prevale sulla gioia che dovrebbe regalarci il benessere dell’altro/altra.

E’ un dato di fatto e si chiama cultura patriarcale. La nostra è ancora una società intrisa di questo tipo di cultura.

E purtroppo la direzione di marcia non sta andando verso approdi  migliori. La politica è sempre più autoreferenziale e poco incisiva, soprattutto in questi ambiti. Che come diceva un nostro emblematico politico “non danno pane”.

E d’altronde le leggi ci sono. Ma evidentemente non bastano.

La politica ha perso la sua vera essenza. Quella dell’agire collettivo verso un nuovo assetto sociale; quella che dovrebbe rivedere l’organizzazione del lavoro e dei beni comuni anche in un’ottica di genere, o valorizzare le risorse economiche destinate a strutture e  servizi sociali, ad  investimenti pubblici sulle politiche del lavoro e sulla formazione scolastica ed extrascolastica. Sulla formazione delle forze dell’ordine e degli organi giurisdizionali. E’ necessario modificare assetti e culture in cui le donne non sono riuscite ad incidere rispetto ai loro bisogni e a quelli dei bambini. E che non ci ricomprendono, che hanno escluso ed escludono il pensiero e il sentire politico delle donne che tanto hanno detto su certi argomenti.

 Sappiamo purtroppo molto bene il perchè di queste morti. Lo sappiamo che si annidano nell’omertà culturale che sta in ognuno/a di noi. Nell’ipocrisia della società del buonismo e dell’opulenza, della giustificazione e del dubbio. L’omertà che ci fa anche fuggire di fronte ad una donna in fiamme che chiede aiuto. Ma sapere  tutto questo evidentemente non basta. Come non basta parlarne ogni volta che il delitto si mostra più efferato.

Ci vogliono scelte precise. Risorse, investimenti e messa in discussione dell’assetto stesso dell’opulenta società borghese di cui tutti/e siamo intrisi. Noi come volontarie di Assolei, e come le altre volontarie di altre centinaia di associazioni ogni giorno svuotiamo il mare col bicchiere. Con i nostri limiti. Scontrandoci con la burocrazia, e soprattutto con la cultura del profitto e del pareggio di bilancio.  Con la cantilena delle risorse che non ci sono. E che invece sono lì ad attendere la prossima campagna elettorale per essere destinate a questa o quella realtà che porta voti.

Ma noi non molleremo. Per noi salvare soltanto una di queste nostre sorelle, figlie, amiche, anche soltanto una,  in un anno ci ripaga di molte delusioni. Il mare non si svuota col bicchiere. Ma se fossimo una grande comunità a non voltarsi di fronte ad una ragazza in fiamme, forse almeno, lo ripuliremmo da tanto schifo.