A proposito di tecnologie riproduttive

Frammenti

(da AA.VV., “Un’appropriazione indebita”, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano 2004)

“La fecondazione assistita non cancella quel passaggio cruciale che è il soggiorno intrauterino, né il trauma della nascita. Il fatto che l’esperienza della gravidanza diventi sempre più impersonale, allineata con le fasi precedenti della fecondazione in vitro, osservata e visualizzata come se il ventre materno avesse pareti di vetro, non impedisce quelle ‘consonanze’ che caratterizzano l’ “area claustrofilica” (E.Fachinelli), né attenua le angosce maschili riguardo al potere che ha la donna di interrompere quella crescita, soprattutto là dove c’è una legge che garantisce la possibilità di abortire.”

“Potrà mai l’uomo riconoscere di essere stato tutt’uno con il corpo femminile, in una sorta di ‘sorellanza’, senza essere spinto ogni volta a differenziarsi violentemente, o a farvi ritorno come si va alla guerra con un nemico pericoloso? Quando riuscirà d’altro canto, la donna, dopo aver convissuto ‘visceralmente’ col figlio, a riconoscerlo come ‘altro da sé’, consegnandolo da subito alle braccia e all’accudimento di un padre, sopportando che non sia solo ‘suo’? E, per quanto riguarda l’eros, si potranno trovare strade che non siano vincolate per profonda, inconsapevole necessità alla vicenda originaria?”

“Impadronirsi del segreto della nascita è il primo passo per convincersi che si può sconfiggere anche la morte. Nessuna di queste sperimentazioni è negativa di per sé, ma tutte si portano dietro come un’ombra il vizio d’origine di un pensiero, di una cultura di uomini, che sono stati inconsapevolmente fuga dal femminile, dalla natura, dalla dipendenza, pretesa onnipotente di sostituirsi alle radici corporee della vita, anziché averne cura e favorirne il miglioramento.”

“Il linguaggio delle scienze che si occupano della riproduzione assistita ci sta abituando a prescindere dall’individuo come “corpo vivente e senziente”, e a spostare l’attenzione sulle particelle infinitesimali -ovuli, gameti, embrioni, ecc.- che costituiscono il nucleo primo del processo generativo (…) Nel tentativo di avvicinarsi al “centro imprendibile” da cui ha origine la vita, uomini e donne sono tentati di lasciarsi alle spalle la storia per arrivare agli elementi primi di cui sono fatti e in cui credono sia custodito il segreto sia del nascere che del morire.”
(…)
“Più che disperdere i fantasmi arcaici legati all’origine, la fecondazione in vitro sembra averli evocati e restituiti a nuova vita, portando allo scoperto forse per la prima volta le rappresentazioni inconsce su cui si può ipotizzare che si siano definiti i destini di un sesso e dell’altro (…) la scienza permette oggi alle donne di diventare madri proprio nelle condizioni che l’uomo ha sempre temuto: un corpo che genera da sé, nel momento in cui si consente alla singola di accedere alla procreazione assistita, o che genera in un rapporto tra simili, come nel caso delle coppie lesbiche. (…) L’uomo è sempre il seminatore, ma non tocca più la terra dove il suo prezioso seme va a cadere: la donna può partorire col seme di un altro, partorire dopo la sua morte e senza il suo consenso. E’ il tramonto dei padri..”
(…)
“Ma non c’è dubbio che intorno alla retorica del desiderio di maternità biologica da soddisfar ad ogni costo si muove un progetto molto più ambizioso, che è quello di spostare l’intero processo riproduttivo fuori dal corpo femminile e fabbricare l’umano come un qualsiasi altro prodotto.”

(L.M. “I mostri non promettono niente di nuovo”)