Sciopero migranti: il comunicato del coordinamento
Si riporta il comunicato stampa del coordinamento sciopero dei lavoratori migranti

Rosarno è l’Italia

Qualche giorno fa noi, migranti e italiani, uomini e donne
appartenenti ai coordinamenti, collettivi e reti di Bari, Bologna,
Brescia, Mantova e basso mantovano, Milano, Padova, Roma, Torino
abbiamo dichiarato di sostenere nei prossimi mesi la campagna politica
per l’organizzazione anche in Italia dello sciopero delle migranti e
dei migranti.
Negli stessi giorni nella Piana di Gioia Tauro è diventato realtà il
sogno del leghista Gentilini di fare dei migranti “lepri a cui
sparare”. La strage di Castel Volturno del settembre 2008 ci ricorda
che non è la prima volta. Allora come oggi i migranti non hanno ceduto
al ricatto e alla minaccia, ma di fronte alla violenza armata è stata
loro offerta solo la fuga. Chi ha invocato l’intervento dello Stato ha
avuto una risposta pronta: i migranti di Rosarno sono stati deportati
in massa, mentre un ministro razzista, “cattivo” e coerente ora
organizza l’espulsione degli sfruttati.
Nell’era del “pacchetto sicurezza”, in Italia si è aperta la caccia al
migrante che alza la voce. Rosarno non è un puro frutto della
criminalità: la violenza della ‘ndrangheta si è nutrita negli anni
della legge Bossi-Fini e delle connivenze dello Stato. A tutto questo,
il razzismo ormai diffuso ha fatto da perfetta cornice. Un razzismo
istituzionale coltivato nel tempo e che oggi esplode di fronte alla
crisi. Ma non dovrebbero essere necessari i morti ammazzati di Castel
Volturno e i feriti di Rosarno per vedere che in Italia vige una forma
di sfruttamento totale del lavoro favorita dalla legge Bossi-Fini, che
autorizza a espellere i lavoratori quando non servono più o alzano la
voce. La “fabbrica verde” del sud d’Italia, quella dove sono rifluiti
i lavoratori espulsi dalle fabbriche in crisi del nord, non potrebbe
funzionare senza quelli che accettano qualsiasi lavoro per mantenere
il permesso e sono regolari persino secondo le leggi di questo Stato,
senza quelli che aspettano per mesi un rinnovo, senza quelli che un
permesso di soggiorno lo perdono o non lo avranno mai perché vige
l’assurdo sistema delle quote, senza quelli che attendono il diritto
d’asilo, senza quelli che sono criminalizzati e bollati dell’infamia
(reale o meno, poco importa, purché giustifichi le “misure di
sicurezza”) della clandestinità.
Diciamolo chiaro: Rosarno è l’Italia. Non solo l’Italia della Lega, ma
quella delle leggi di uno Stato razzista e quella dei padroni che, nel
sud come al nord, che siano o meno affiliati alla criminalità
organizzata, sono disposti a tutto pur di pagare il salario più basso
possibile.
La misura è colma da parecchio tempo. Ben vengano le testimonianze di
civiltà, ma è necessario decidere davvero da che parte stare. La
risposta a ciò che è successo non può risolversi in un presidio e in
una festa. È necessario che la solidarietà vada oltre se stessa e si
esprima dentro ai percorsi organizzativi che coinvolgono lavoratori e
lavoratrici, migranti e italiani, nella preparazione dello sciopero
del lavoro migrante in Italia, che non sarà solo lo sciopero dei
migranti, ma di tutti coloro che si oppongono al modo in cui vengono
trattati. Il ministro Calderoli ha deriso il progetto di uno sciopero
affermando che i regolari non lo faranno mai, e che gli irregolari
saranno espulsi. È necessario mostrare a tutti quelli come lui la
forza che i migranti sono in grado di mettere in campo come
protagonisti delle loro lotte. Protagonisti insieme a quegli uomini e
a quelle donne che rifiutano il razzismo come pratica quotidiana di
sfruttamento. Lo sciopero è la vera forza che oggi l’antirazzismo può
mettere in campo.