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A rischio l'applicazione della legge 194 Stampa E-mail
- "La situazione descritta dai ginecologi di Laiga è davvero allarmante. Se il 91,3% degli specialisti è obiettore, nella nostra regione esiste un serio problema di garanzia delle tutele e delle procedure della Legge 194. Problema confermato anche dal fatto che in 9 strutture pubbliche su 31 non si può abortire". Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori e vicepresidente della Commissione Sanità della Regione Lazio, a proposito dei dati diffusi oggi dall'associazione Laiga. "Lo stato di diritto imporrebbe invece a tutte le strutture ospedaliere del sistema pubblico l'obbligo di garantire l'interruzione volontaria di gravidanza, secondo quanto stabilito da una normativa nazionale che i cittadini di quest o Paese, di fatto, hanno 'convalidato' con anni di battaglie civili e con un voto referendario - dice Rodano - Molti dei medici non obiettori sono in procinto di andare in pensione, quindi sarebbe quanto meno auspicabile che il Servizio Sanitario Regionale assumesse ginecologi non obiettori. Altrimenti, rischiamo di essere alla vigilia di un'ulteriore emergenza di sistema. Ed è inoltre auspicabile che vengano rimossi i numerosi paletti tecnico-scientifici della Ru486, oggetto di un ostracismo ingiustificato e dannoso in primis per le donne". "Mi auguro infine che il consiglio Regionale del Lazio voglia assumere in materia tutte le iniziative legislative necessarie", conclude la vicepresidente della Commissione Sanità della Regione Lazio. 14 giugno 2012
 
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