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Le conclusioni della conferenza sulla violenza contro le donne Stampa E-mail

Il 9  e 10 settembre, si è svolta alla Farnesina a Roma la Conferenza Internazionale sulla violenza contro le donne, un’iniziativa della Presidenza italiana del G8 supportata dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero degli Esteri.

La Conferenza si è articolata in tre sessioni di dibattito, in cui sono state sondate cause e modi della discriminazione femminile e della violenza che ne consegue nei confronti delle donne in diversi Paesi del mondo.

Hanno partecipato alla Conferenza le rappresentati di numerosi Paesi, tra cui Spagna, Aido Almagro, Regno Unito, Eagle, Canada, Guergis, Turchia, Aliye Kavaf, diverse delegazioni africane, una rappresentanza di donne afgane, la presidente dell’Alleanza delle donne iraniane, e molte altre.
Le conclusioni purtroppo sono dichiarazioni di intenti. Ne riportiamo alcuni stralci.

". L'impegno preso dalla conferenza è quindi quello di rafforzare le risoluzioni 1325 e 1820 del consiglio di sicurezza dell'Onu "anche al fine di eliminare il senso di impunità ancora diffuso tra chi commette questi crimini". "Dobbiamo fare di più e meglio - si legge nel testo - per non vanificare nei fatti gli impegni raggiunti a livello internazionale. E' giunto il momento che ogni governo inserisca nella propria agenda politica e normativa la promozione e la protezione dei diritti delle donne e delle bambine" attribuendo parità all'educazione. Va anche incoraggiato un "cambiamento radicale delle norme sociali", sostenendo iniziative volte a divulgare a livello delle comunità il concetto stesso di diritti umani, anche attraverso il fondamentale contributo delle Ong e della società civile."

Noi continuiamo a pensare che l'efficacia più credibile di fronte a questo crimine dell'umanità che è rappresentato dalla violenza verso le donne, sia il continuo, incessante, controllo sociale, democratico e mediatico ed una forte stigmatizzazione dell'opinione pubblica su questi episodi senza ipocrisie infingimenti o false salvaguardie dell'unità familiare.

Alla vigilia della conferenza abbiamo ricordato la campagna del fiocco bianco, il più grande sforzo nel mondo di uomini che lavorano per mettere fine alla violenza sulle donne. Un'iniziativa che conta sul sostegno volontario e su contributi finanziari di singoli individui e organizzazioni.

Dal 1991, a seguito di un inquietante fatto di cronaca avvenuto due anni prima (1989)che ha visto la strage di 14 studentesse del École Polytechnique di Montreal per mano di Marc Lepine, un gruppo di uomini in Canada ha deciso che avevano la responsabilità di esortare gli uomini a parlare di violenza contro le donne a prendere le proprie iniziative e a muoversi in maniera attiva. Hanno deciso che portare un nastro bianco sarebbe stato un simbolo dell'opposizione degli uomini alla violenza contro donne. Dopo solo sei settimane di preparazione, più di centomila uomini in tutto il Canada hanno portato un nastro bianco.

Una società che non assicura i diritti fondamentali alle donne non può dire di aver raggiunto un livello accettabile di civiltà.

La violenza domestica è una delle principali cause di morte per le donne in tutto il mondo. In Italia ogni tre giorni muore una donna uccisa per mano del proprio partner attuale o ex.

Quindi l'occasione del G8 deve soprattutto ribadire che il compito delle Istituzioni, del mondo dell’Associazionismo e più in generale di tutti i cittadini liberi, è quello di operare affinché ad ogni donna dell’Italia, dell’Europa e del mondo sia riconosciuto il diritto alla sicurezza, al lavoro, ad avere una famiglia basata sui presupposti che liberamente sceglie, a curare ed educare i propri figli, a realizzarsi e a poter manifestare liberamente le proprie idee e opinioni.
Assolei invita donne e uomini ad indossare il fiocco bianco quale ammonimento contro la violenza nei confronti delle donne di tutto il mondo

novda, settembre 2009

Ultimo aggiornamento ( venerdì 11 settembre 2009 )
 
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