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Fermiamo l’inciviltà della non accoglienza Stampa E-mail

Nella notte del 7 maggio, a Roma, nel Cie (Centro di Identificazione ed espulsione) di Ponte Galeria è morta una donna tunisina, Nabruka Mimuni di 44 anni cui avevano comunicato l’espulsione dall’Italia. Le sue compagne di cella l'hanno trovata impiccata in bagno. Da quel momento le recluse e i reclusi di Ponte Galeria sono in sciopero della fame per protestare contro questa morte, contro le condizioni disumane di detenzione, contro i maltrattamenti e contro i rimpatri di immigrati che cercano solo migliori condizioni di sopravvivenza. 

Nabruka lascia un marito, e un figlio. Era in italia da più di 20 anni. È stata catturata due settimane fa dalla polizia mentre era in coda in Questura per rinnovare il permesso di soggiorno.
Chi è responsabile di tutto questo?
Pensiamo soltanto che i Cpt (Centri di permanenza temporanea) hanno cambiato nome e natura. Ora sono appunto dei centri di espulsione e di identificazione (Cie). Sono luoghi di non accoglienza. Sono luoghi nei quali coloro che dovrebbero trovare ristoro e un primo approccio di opportunità alla loro ricerca di dignità umana, si ritrovano in detenzione e in attesa di espulsione.
Di gran lunga più grave di quanto accadeva negli stati Uniti a Ellis Island dove fra il 1880 e il 1915 approdarono quattro milioni di italiani, su 9 milioni circa di emigranti che scelsero di attraversare l'Oceano verso le Americhe. L'immigrazione è una condizione permanente dell'umanità. E colpisce oggi una popolazione e domani un'altra.
Intanto il ministro Maroni, che questa mattina si vantava della gente deportata in Libia senza neanche passare dai porti italiani, viene addirittura supportato dal solito realista (più realista del re) del PD, nel caso specifico Piero Fassino, che in un’intervista su Radio 24, ospite di Giuliano Ferrara sostiene (da primo della classe) l’esistenza, l’applicazione anche da parte del governo di centrosinistra e quindi la sostanziale condivisione delle norme di espulsione che consentono di rimandare in patria senza nessuna ospitalità i clandestini provenienti da alcuni paesi (in primis dalla Libia).
Intanto il partito del Ministro, e tutto il suo governo, si apprestano a portare di nuovo a sei mesi il tempo di reclusione nei Centri di identificazione ed espulsione.
Sarebbe interessante anche capire come la Croce rossa italiana, che gestisce il centro di Roma Ponte Galeria e diversi altri lager in Italia giustifichi queste tristi realtà.
Siamo proprio in un momento buio della cultura umanitaria. Ridiamo voce alla voglia di aiutare chi è più in difficoltà. E’ solo attraverso una restituzione della dignità umana che si accresce la civiltà. Come la storia ci insegna.

novda, 8 maggio 2009
Ultimo aggiornamento ( lunedì 11 maggio 2009 )
 
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