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Il progetto sulle mutilazioni femminili Stampa E-mail
Il progetto sulle cosiddette MGF (Mutilazioni Genitali Femminili) di cui Assolei è partner insieme ad un’ampia rete di parternariato, che coinvolge associazioni femminili, associazioni culturali e di settore, enti territoriali e nazionali, sta arrivando alla sua conclusione.
Entro la fine di settembre si svolgerà l'evento finale che vedrà la partecipazione di tutti i partner, delle donne interessate e di una rappresentanza delle associazioni che in questi mesi si sono cimentate in analoghi progetti.
Nel corso della durata del progetto (18 mesi) si è cercato di analizzare, capire e confrontarsi con le donne che hanno subito o praticato MGF, una tradizione che dai dati riportati nel Changing A Harmful Social Convention: Female Genital Mutilation/Cutting, UNICEF, 2005, fa emergere che la maggior parte delle bambine e delle ragazze a rischio di essere sottoposte a FGM vivono in 28 Paesi nell'Africa e nel Medio oriente.
In Africa, questi Paesi formano una sorta di ponte dal Senegal alla Somalia.
Alcune comunità della costa yemenita del Mar Rosso sono anche conosciute per praticare questa tradizione, mentre limitata ne è l'incidenza in Giordania, Oman,Territori Occupati (Gaza), ed in alcune comunità curde dell'Iraq.
Anche alcune popolazioni di India, Indonesia, e Malesia ne sono coinvolte. La Guinea pratica le MGF sulla quasi totalità di bambine e adolescenti.

In altri Paesi, sempre secondo il rapporto UNICEF 2005, non esistono statistiche certe del fenomeno, che tuttavia sembra essere assia diffuso. Questi Paesi sono; Cameroon, Repubblica Democratica del Congo, Gibuti, Gambia, Guinea Bissau, Liberia, Senegal, Sierra Leone, Somalia, Togo, e Uganda.

Nel Nord Est Africano, Egitto, Eritrea, Etiopia e Sudan, l'incidenza del MGF è stimata tra l'80 ed il 97%, mentre nell'Est Africa (Kenia e Tanzania) è decisamente più bassa, collocandosi tra il 18 e il 37%.

In Nigeria, la statistica d'incidenza su base nazionale è del 19%, con una sostanziale differenza tra le regioni del Sud, che raggiungono anche il 60%, e le regioni del Nord, dove l'incidenza si colloca tra lo 0 ed il 2 %.

In Italia la popolazione immigrata legalmente residente è così definita: 5,4% Nord Africa; resto dell'Africa 10,1%; Asia occidentale e centro meridionale 17,7%; Asia Orientale 18,2%; India 20,7%; Egitto 15% (dati aggiornati al 2004, Primo Rapporto Regionale sull'immigrazione del Lazio in Sinergie-rapporti di ricerca, n. 25, dicembre 2006).

Rimangono fuori da questi dati molte migliaia di donne immigrate che non hanno potuto regolarizzare la propria posizione sul territorio italiano.

Da questo dato il progetto si è posto un quesito: quante sono, tra costoro, le donne non regolari talvolta costrette in situazioni di sottomisssione nell'ambito della famiglia, che vorrebbero superare queste pratiche e chiedere un aiuto, e che potrebbero rivolgersi ai Centri specializzati, alle strutture sanitarie, alle associazioni di settore?
I dati emersi sono stati interessanti ma piuttosto che una fredda quantificazione ci è sembrato più utile mettere in luce come si tratti di una pratica di fronte alla quale, se veramente vogliamo far emergere il fenomeno e contribuire al suo superamento, si debbono assumere posizioni che favoriscano nelle donne dei paesi interessati un rapporto empatico che consenta loro di affrontare il problema con la necessaria serenità senza avvertire una malcelata e aprioristica posizione giudicante.
Su questo sito verrà presto diffusa la data ed il luogo di realizzazione dell'evento finale, che prevede un filmato, una pubblicazione e testimonianze dirette.

novda, aprile 2009
Ultimo aggiornamento ( Thursday 19 November 2009 )
 
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