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Grazie a un'equipe integrata attraverso una postazione mobile costituita da
un camper attrezzato che raggiunge zone predefinite, dove prevalente è la presenza
di popolazione immigrata, l'Asl Roma E ha avviato nei giorni scorsi il progetto
'Tutti fuori', promosso dalla Direzione 20 e dall'Unita' operativa complessa dei
consultori familiari e rete immigrazione dell'azienda romana, Finalizzata
all’offerta socio-sanitaria territoriale in rete a favore della popolazione
immigrata residente nei distretti 17, 18, 19 e 20 di Roma
“ Già nella prima giornata di attivazione del progetto - riferisce una nota stampa -
i risultati raggiunti si sono rivelati più che soddisfacenti. Sono stati, infatti,
realizzati oltre 60 contatti, con l'invio successivo di gran parte delle persone
immigrate che si sono rivolte al Centro mobile dedicato ai corrispondenti servizi di
rete sull'immigrazione.
L'equipe provvede, dopo un primo colloquio, a distribuire materiale informativo,
effettuare alcune rilevazioni di carattere sanitario, rilasciare il tesserino
Stp/Eni e, nei casi che richiedono ulteriori approfondimenti, ad indirizzare la
popolazione nelle apposite strutture aziendali della rete immigrati. Specifica
attenzione è poi rivolta a donne e bambini, gli accessi dei quali alla rete
pediatrica, tra l'altro, risultano particolarmente rari. Il progetto si presenta
come un'iniziativa indubbiamente innovativa, sottolinea l'azienda: l'attivita'
socio-sanitaria esce, infatti 'fuori' dagli ambulatori per raggiungere sul
territorio le fasce di popolazione più disagiate e indirizzarle verso il servizio
pubblico. Diviene, inoltre, significativo momento di collaborazione per migliorare
la qualità di vita e contribuire al mantenimento della pace sociale.
(Delt@ Anno VIII, n. 45 del 3 marzo 2010)
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Ci sono novità positive sulla durata del congedo di maternità e sull’obbligatorietà del congedo di paternità (due settimane a paga piena), in discussione al Parlamento Europeo. Infatti la parlamentare europea Edite Estrela, del Partito Socialista Portoghese, ha presentato un rapporto che va ben oltre la bozza di direttiva fatta dalla Commissione nell’ottobre del 2008. La Commissione (che detiene il monopolio di iniziativa legislativa), con l’intenzione di aggiornare la vecchia direttiva 92/85/EEC, aveva proposto un congedo di 18 settimane invece che 14, suggerendo l’ipotesi della paga piena per le neo-mamme ma non chiedendone l’obbligatorietà. La novità introdotta dal rapporto Estrela, e non presente nella proposta iniziale della Commissione Ue, è infatti il congedo di paternità. Presente in molti Stati Ue, questo diritto non è mai stato formalizzato a livello comunitario. Altre disposizioni del rapporto Estrela prevedono l’estensione dei diritti di maternità alle lavoratrici indipendenti e domestiche, l’applicazione dei diritti alle coppie che adottano un bimbo di meno di 12 mesi d’età, l’impossibilità di licenziare le lavoratrici dall’inizio della gravidanza fino a sei mesi dopo la fine del congedo di maternità, e il diritto per le donne di riavere il posto occupato prima della gravidanza o un impiego di uguale categoria. Periodi addizionali di congedo (sempre a paga piena) possono essere assegnati in casi di nascite premature, di neonati disabili, di madri minorenni o disabili, di nascite multiple o di parto che avviene entro 18 mesi dal precedente. Inoltre le gestanti – propone il rapporto Estrela – potranno chiedere (tramite certificato medico) di essere esentati dai turni di notte per le 10 settimane antecedenti il parto e durante l’intero periodo di allattamento.
Naturalmente siamo ancora a livello di proposte, ma almeno è stato messo nero su bianco!!
Novda, 25 febbraio 2010
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Il Secondo Workshop del Progetto Itinerari di donne, come ampiamente preannunciato si svolgerà il 18 ed il 25 febbraio nell'Aula di Informatica della Terza Università di Roma, in Via Ostiense 234 (Fermata Metro Marconi) dalle 14,30 alle 18,30. Bisogna prenotarsi tramite il modulo allegato entro il 12 febbraio. Nel corso del WS, curato dalla D.ssa Francesca Bonifazi, verranno fornite alle partecipanti le nozioni base per navigare nel WEB (Internet), per gestire la posta elettronica, per sapere usare dei Motori di ricerca, per usare la videoscrittura. Si ricorda che il corso è totalmente gratuito.
clicca di seguito
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Ultimo aggiornamento ( sabato 06 febbraio 2010 )
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Si riporta il comunicato stampa del coordinamento sciopero dei lavoratori migranti
Rosarno è l’Italia
Qualche giorno fa noi, migranti e italiani, uomini e donne
appartenenti ai coordinamenti, collettivi e reti di Bari, Bologna,
Brescia, Mantova e basso mantovano, Milano, Padova, Roma, Torino
abbiamo dichiarato di sostenere nei prossimi mesi la campagna politica
per l’organizzazione anche in Italia dello sciopero delle migranti e
dei migranti.
Negli stessi giorni nella Piana di Gioia Tauro è diventato realtà il
sogno del leghista Gentilini di fare dei migranti “lepri a cui
sparare”. La strage di Castel Volturno del settembre 2008 ci ricorda
che non è la prima volta. Allora come oggi i migranti non hanno ceduto
al ricatto e alla minaccia, ma di fronte alla violenza armata è stata
loro offerta solo la fuga. Chi ha invocato l’intervento dello Stato ha
avuto una risposta pronta: i migranti di Rosarno sono stati deportati
in massa, mentre un ministro razzista, “cattivo” e coerente ora
organizza l’espulsione degli sfruttati.
Nell’era del “pacchetto sicurezza”, in Italia si è aperta la caccia al
migrante che alza la voce. Rosarno non è un puro frutto della
criminalità: la violenza della ‘ndrangheta si è nutrita negli anni
della legge Bossi-Fini e delle connivenze dello Stato. A tutto questo,
il razzismo ormai diffuso ha fatto da perfetta cornice. Un razzismo
istituzionale coltivato nel tempo e che oggi esplode di fronte alla
crisi. Ma non dovrebbero essere necessari i morti ammazzati di Castel
Volturno e i feriti di Rosarno per vedere che in Italia vige una forma
di sfruttamento totale del lavoro favorita dalla legge Bossi-Fini, che
autorizza a espellere i lavoratori quando non servono più o alzano la
voce. La “fabbrica verde” del sud d’Italia, quella dove sono rifluiti
i lavoratori espulsi dalle fabbriche in crisi del nord, non potrebbe
funzionare senza quelli che accettano qualsiasi lavoro per mantenere
il permesso e sono regolari persino secondo le leggi di questo Stato,
senza quelli che aspettano per mesi un rinnovo, senza quelli che un
permesso di soggiorno lo perdono o non lo avranno mai perché vige
l’assurdo sistema delle quote, senza quelli che attendono il diritto
d’asilo, senza quelli che sono criminalizzati e bollati dell’infamia
(reale o meno, poco importa, purché giustifichi le “misure di
sicurezza”) della clandestinità.
Diciamolo chiaro: Rosarno è l’Italia. Non solo l’Italia della Lega, ma
quella delle leggi di uno Stato razzista e quella dei padroni che, nel
sud come al nord, che siano o meno affiliati alla criminalità
organizzata, sono disposti a tutto pur di pagare il salario più basso
possibile.
La misura è colma da parecchio tempo. Ben vengano le testimonianze di
civiltà, ma è necessario decidere davvero da che parte stare. La
risposta a ciò che è successo non può risolversi in un presidio e in
una festa. È necessario che la solidarietà vada oltre se stessa e si
esprima dentro ai percorsi organizzativi che coinvolgono lavoratori e
lavoratrici, migranti e italiani, nella preparazione dello sciopero
del lavoro migrante in Italia, che non sarà solo lo sciopero dei
migranti, ma di tutti coloro che si oppongono al modo in cui vengono
trattati. Il ministro Calderoli ha deriso il progetto di uno sciopero
affermando che i regolari non lo faranno mai, e che gli irregolari
saranno espulsi. È necessario mostrare a tutti quelli come lui la
forza che i migranti sono in grado di mettere in campo come
protagonisti delle loro lotte. Protagonisti insieme a quegli uomini e
a quelle donne che rifiutano il razzismo come pratica quotidiana di
sfruttamento. Lo sciopero è la vera forza che oggi l’antirazzismo può
mettere in campo. |
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